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Carlo Vicenti, nato a Noci il 24 luglio 1954, associa alla professione di vigile urbano la passione per l'arte e la pittura. Autodidatta, ha tenuto molteplici personali in Italia e all'estero e ha partecipato a numerose mostre e premi nazionali ed internazionali. Sue opere sono raccolte in molte collezioni pubbliche e private.
L’inizio del personale e originale percorso artistico di Carlo Vicenti risale al 1994. Gli esordi sono frutto di un impegno estemporaneo e sperimentale. Le prime opere spaziano tra arte povera (usa trucioli di legno, residui di ferro, sabbia, vetri, etc.) e paesaggi informali spatolati. Durante questa fase embrionale, tra pratica e teoria, si imbatte nell'arte di Casimir Malevič e del suo proposito di ottenere una totale liberazione dell'arte dal mondo oggettivo. Proprio al pittore russo è ispirata la prima serie di quadri astratti geometrici. Seguono le prime opere che Vicenti sente veramente sue: una serie di tele legate al territorio, al recupero e alla valorizzazione di tipiche emergenze architettoniche e culturali: i trulli.
La scomposizione astratta dei trulli costituisce la prima fase di una incessante ricerca cromatica, materica e segnica che aspira, naturalmente e quasi istintivamente, alla semplicità, alla semplificazione del tratto e dei colori, all’astrazione che annienta le forme. Col tempo gli elementi reali spariscono dalle tele e prendono il sopravvento il cielo, il mare, l'universo.
Risale alla fine di questo periodo una serie di 14 opere di vario formato intitolata "Navate sul mare". Le tele, frutto di un originale e stimolante progetto volto alla valorizzazione di una parte delle chiese del centro antico di Taranto, dopo essere state esposte nel Castello aragonese sono donate nel giugno 2001 al Comune di Taranto e collocate nella sala della Giunta.
La spasmodica ricerca del pittore nocese sfocia presto (2001) nella fase "blu" con la tipica produzione denominata "Correnti".
Linee sinuose, curve, cerchi, volute, spirali, onde…: la materialità del blu oltremare, ora scalfita, ora lavorata dal sapiente uso della spatola, induce ad attivare la fantasia e la creatività del fruitore, nel quale, non di rado, sono indotti stati d’animo e sensazioni frutto di esperienze e sensibilità personali.
Indagando con lo sguardo la superficie delle tele, inoltrandosi nel "policromatismo monocromatico" del tipico "blu vicentiano", l'osservatore attento vive le Correnti, che trascendono la loro fisicità divenendo evoluzioni della mente o, anche, dell'anima.
L’obiettivo della semplificazione permette inoltre alla pittura di Carlo Vicenti di sprovincializzarsi, di uscire da una primitiva ispirazione territoriale (quale era, ad esempio la scomposizione della simbologia dei trulli) per acquisire un linguaggio globale che gli consente di catapultarsi oltre i confini materiali e culturali per assurgere a una dimensione universale e, pertanto, proponibile in ogni realtà sociale, storica e culturale nazionale ed internazionale.
Il blu oltremare che caratterizza la produzione artistica di questo periodo è protetta da un Marchio registrato. La particolare combinazione cromatica, ideata e realizzata dal pittore nocese, accoppiata all'espressione "blu vicentiano", è depositata nel 2001 presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi di Roma.
Nel dicembre 2003 Carlo Vicenti è invitato alla 9^ edizione della mostra di artisti contemporanei MAC a Pavia. La rassegna, intitolata "Quando l'amore è vita" espone opere commissionate "ad hoc" ad artisti e scultori invitati a sostenere l'ANPO (Associazione Nazionale Prevenzione Oncologica).
Vicenti a fine 2003 pone un freno al suo febbrile attivismo, alle sue molteplici apparizioni e decide di concedersi un periodo di riposo e riflessione; quasi un periodo sabbatico durante il quale si dedica allo studio e alla sperimentare di nuove tecniche e di nuovi pigmenti.
Nell’affannoso, istintivo e costante anelito alla semplificazione delle forme e dei colori, alla ricerca di un linguaggio globale ed universale e, pertanto, leggibile oltre ogni confine e al di là di condizionamenti sociali e prerequisiti culturali specifici, nel 2006 rende pubblica una nuova tappa del suo originale e personale percorso.
Il “blu vicentiano” resta protagonista e attivo ispiratore della nuova produzione, intitolata “Il colore del vento”. I colori utilizzati sono quelli che hanno caratterizzato Vicenti sin dall’esordio: l’oro e il blu. Un blu che subisce l’azione del vento: da qui, evidentemente, il titolo della serie.
Osservando le opere non si può non pensare al vento che anima e dà impulso alla natura umana, donando bellezza, colore, calore e libertà: la libertà di ognuno di noi; la libertà cui aspira ogni anima nobile e sensibile come quella del pittore. L’incorruttibilità dell’oro, la sua immutabilità sono contrapposte alla vulnerabilità del blu che subisce l’azione del vento ed interagisce con esso originando, di volta in volta, caleidoscopi di colori e sensazioni, porte nell’universo cosmico e umano, spettri luminosi e albe boreali.
Nel 2007 è la volta della singolare ed originale serie Lo zoo di Carlo Vicenti. La produzione presenta una caratteristica insolita e innovativa: ogni pezzo è impreziosito da scaglie di vero oro. Proprio così! Su uno sfondo quasi sempre di colore blu emergono gli animali realizzati in oro puro. Le opere di formato 10x15 e 40x40, adeguatamente incorniciate, si presentano come veri e propri gioielli, apprezzabili anche al di là del loro valore artistico.
Il 2008 è l’anno della serie “Oltre”. Il titolo riassume già la tematica delle opere.
Il vigile-artista con le sue tele, caratterizzate sempre dal classico blu, supera la dimensione terrena per proiettarsi verso il cielo, verso l’infinito, oltre ogni limite spaziale e temporale, oltre ogni convenzione.
L’infinito come paradigma di quello slancio vitale e quella tensione verso la felicità, verso nuove mete che albergano, non sempre espressi, nell’animo di ogni uomo.
Come al solito le tele si prestano a una lettura intima e soggettiva. Anzi è proprio questo l’approccio privilegiato, quasi obbligato, a un tipo di pittura che lascia spazio alla fantasia e alle sensazioni personali.
La frequentazione di molti grandi artisti italiani consente a Vicenti di arricchire il suo bagaglio culturale e di accrescere competenze e sensibilità. E’ grazie agli stimoli e ai consigli di amici come Pietro Coletta e Claudio Olivieri che realizza la collezione intitolata Neumi ispirata al canto gregoriano. La produzione costituisce l’ennesima e coerente tappa di un originale percorso. Le opere trasudano spiritualità e inducono alla meditazione. La collezione “Neumi”, presentata presso l’Abbazia benedettina della Madonna della Scala di Noci a maggio 2009 - ed esposta nel 2010 presso il Museo dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e Nazareth, il Museo dell’Abbazia San Pietro in Assisi e la Pinacoteca Civica Bruno Molajoli di Fabriano, in occasione della 61^ Settimana Liturgica Nazionale - ha consentito, tra l’altro, a Vicenti di raggiungere un prestigioso traguardo: il 1. Dicembre 2010 ha avuto l’onore di donare personalmente al Papa Benedetto XVI una delle tele della collezione ispirata al Canto Gregoriano.

(GB - dicembre 2010)

Carlo Vicenti ©2006 UNITY.it