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Carlos II: dalla scomposizione dei trulli alle maree monocromatiche

Presentando le opere di Carlos II, la prima nota di rilievo che si impone è che la scomposizione astratta dei primi trulli, inizio del suo originale percorso artistico, viene apprezzata e colta da tutti, compresi coloro che certo non hanno dimestichezza con il suprematismo di Malevic o la scomposizione quadridimensionale di Mondrian.
A pensarci bene neanche Carlos II, penso, si sia ispirato ai due maestri:
e allora?
Allora possiamo legittimamente pensare che la rivoluzione formale avviata all'inizio del secolo scorso dai cubisti e portata alle estreme conseguenze dagli astrattisti prima e dagli informali nel dopoguerra è penetrata nel vocabolario di tutti, senza distinzione di classe e cultura, diventando patrimonio visivo universale.
Davanti a un quadro di Carlos II nessuno dice le solite frasi che noi, che pure ci occupiamo di arte contemporanea, sentiamo dirci dai più, quasi a giustificarsi: "io non ne capisco, ma mi piace", oppure "io non ne capisco, ma non ci vuole molto a farlo". I quadri di Carlos II creano un'osmosi tra il fruitore e l'opera stessa, dove la seconda non si impone - o si vuole imporre - con la for/.a sul soggetto. Per arrivare a questo, Carlos II usa la semplicità del segno, immediatamente riconoscibile: il triangolo, il quadrato, il cerchio che affiancano altre figure piane geometriche ma che richiamano nella loro irregolarità le forme base dei trulli, la struttura portante che notoriamente non è figura piana perfetta come la copertura a cono e quindi, proiettata in piano, il triangolo. Nei trulli, infatti, le mul-anire perimetrali sono inclinate affinchè il basamento possa contrastare obliquamente le tensioni della copertura. Questi scarti geometrici, disposti su un fondo cromatico pieno, denso di colore, contribuiscono a rendere le composizioni artistiche delle prime opere di Carlos II particolarmente armoniche, equilibrate e poetiche. E questo credo sia il primo merito dell'artista.
Parlando di un grande artista fauves - Matisse - e a proposito del ruolo che l'opera d'arte doveva avere nei confronti dei fenomeni relativi all'industrializzazione e al conseguente disagio sociale, Argan parlava di arte come compensazione all'alienazione dell'individuo.
C'è a Noci, come in qualsiasi paese o periferia, un disagio sociale dato dalla totale mancanza di opportunità culturali. La cultura rientra nei capitoli di spesa di un Comune solo se coniugata con il turismo di massa. Per assurdo Carlos II con la sua produzione che è distribuita sul territorio nocese - e non solo - ha colmato un vuoto: il suo attivismo, la sua determinazione garbata hanno permesso al paese di avere coscienza che esiste un problema dell'arte e delle arti - a Noci come altrove - che è necessario darsi da fare e non solo a livello amatoriale.
Per questo, incoraggiando l'artista, mi sono permesso provocatoriamente di stanarlo dandogli un compito difficile: dilatare la sua astrazione fino a renderla pittura vera, con il colore che torna ad essere protagonista grazie alla tecnica che Carlos II in questi anni ha affinato: il lavoro a spatola.
Il risultato - nella mostra che presentiamo - è che le tele monocrome di un blu intenso vibrano sotto gli impercettibili colpi di spatola tesi a creare ora spirali, ora archi di cerchi, ora linee ondulate.
E soprattutto tele grandi, importanti, in cui l'artista scommette non più sulla forma - come nelle prime opere di scomposizione dei trulli -ma sullo spazio, in una dilatazione del colore all'infìnito, come maree percepite dalla visuale di un aereo.
Appena giunto a un obiettivo è noto che l'artista, perennemente teso verso la ricerca di una perfezione che sa che mai raggiungerà, già si preoccupa della nuova serie di quadri, del nuovo impegno: ecco allora l'ultima produzione di Carlos II in cui le maree vengono incanalate in porzioni di spazio modulari, pannelli scomposti cromaticamente, affinchè l'occhio e la memoria possano rideterminare l'immagine primitiva in cui la marea del colore era libera e senza freni.
Il riferimento a Matisse non è, evidentemente, formale - non è Carlos II un figurativo - ma intimo: Carlos II realizza opere con la serenità d'animo di chi è convinto che la pittura sia strumento semplice che deve, prima di tutto, esprimere serenità e che l'arte - dipinta o fruita - è fondamentalmente gioia, come il maestro francese ci ha insegnato.
Come terzo e ultimo punto sottolineo una ulteriore fortuna di Carlos II: quella di poter essere inserito all'interno di quella storia dclTartc, che prima o poi dovrà essere scritta, fatta di artisti la cui principale fonte di sostentamento è rappresentata da un altro lavoro: il primo Gauguin era, ricordiamolo, un bancario e la storia dell'arte ricorda Rousseau il doganiere per tacere di tutti quegli artisti che pure hanno frequentato scuole artigiane o operaie, come Segantini o Cassinari.
Se si rivolge lo sguardo ai grandi artisti, quelli che godono della stima del mercato - unico giudice che sancisce ciò che rimarrà alla Storia - si scopre che la grandissima parie dei maestri contemporanei non ha fatto studi specifici, vale a dire l'Accademia di Belle Arti. Che questo sia sintomo di una cattiva preparazione di ragazzi dati in pasto a docenti dequalificati lo abbiamo già denunciato. Ma ci fa piacere pensare che la sfrontatezza verso la storia, l'incoscienza verso la ricerca artistica e la passione verso l'arte sforni ancora pittori sinceri come Carlos II, che non hanno bisogno di dipingere alla maniera di o di nutrirsi di concetti tratti dalla Storia dell'arte, dalla Critca d'arte, dalla Fenomenologia delle arti contemporanee e dall'Estetica: davanti a un quadro di Carlos II possiamo ancora dire -viva iddio - mi piace, non mi piace, senza per questo essere tacciati di ignoranza, lasciando al mercato dell'arte e al mondo che ci gira attorno il compito di stabilire il ruolo che le opere di Carlos II avranno all'interno della produzione artistica contemporanea.

Giancarlo Chielli
Architetto

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